Vinyl LP Pressing. Radicato nella tradizione folk-rock e alimentato dalla connessione creativa intuitiva tra Matt Quinn (voce, chitarra) e Sam Cooper (chitarra), i brani del debutto eponimo dei Mt. Joy ritraggono il primo mentre si confronta con la propria coscienza, dove il banale e il fantastico si scontrano mentre elabora tragedia, società e amore. Il brano d'apertura "I'm Your Wreck" descrive "mostri nell'armadio, che consumano il wi-fi" mentre passa da versi disperati e a spirale a una coda ondeggiante e ostinatamente ottimista, mentre gli accordi lenti e lamentosi di "Younger Days" meditano su una psiche logorata e sulla paura di scegliere la strada sbagliata. "Sheep", con il suo grido rauco e collassante di "freedom was paid in blood", è una salva post-Trump sulle responsabilità dei fortunati di superare lo sconforto politico e sociale. "Astrovan" è un caldo e desideroso frammento di filosofia da viaggio su strada che postula l'esistenza di un Gesù Deadhead che percorre le polverose autostrade di campagna. E su "Silver Lining", forse il momento più luminoso dell'album, Quinn esamina i danni delle droghe pesanti e il circolo vizioso della dipendenza, mentre il sentimento malinconico del brano esplode nel suo coro fervido e ribelle, tutto voci da cantare a squarciagola e chitarre trillanti.