Vinile splatter multicolore. I Saw Myself In The Black Screen è la colonna sonora di un crollo mentale. Il disco è un buco nero narrativo, con la traccia centrale DRYWALL che rappresenta la vita "reale" di un bambino circondato da violenza domestica, che si isola in ogni direzione con l'escapismo dei media, comprendendo tutte le canzoni prima e dopo. A tal fine, l'album mette la nostalgia dell'alt-rock anni 2000, da Limp Bizkit ad Alexisonfire, in un frullatore con riferimenti nel titolo e nei testi ad anime, film, televisione, videogiochi e romanzi psichedelici. GILT gioca con il branding "nu emocore", cambiando come canali tra riff orecchiabili, urla stridenti e muri di suono. Con nessuno dei due cantanti designato come voce "harsh" o "clean", i testi e gli umori cambiano in ogni canzone, da fantasie di vendetta crude e sanguinose, a scuse per la propria esistenza, fino ad avere un complesso di superiorità riguardo al porre fine alla propria vita.
Picked this up on a whim and it's a wild ride. GILT's I Saw Myself in the Black Screen blends 00's alt-rock with nu emocore, and the splatter vinyl looks great spinning. The middle track DRYWALL hits hard, framing the rest as media escapism around a rough childhood. Both vocalists trade off, so you get hooky riffs, screams, and walls of sound without a clear harsh or clean split. It's intense and not for every mood, but if you like Limp Bizkit to Alexisonfire era nostalgia with anime and film references, it's worth a spin.